I dipinti all’Ossidazione di Warhol
La mostra di Skarstedt dedicata ai “Dipinti all’ossidazione” di Andy Warhol offre uno studio approfondito di una delle serie più provocatorie dell’artista. Realizzate tra il 1977 e il 1978, queste opere esemplificano una recente tendenza ad esaminare aspetti specifici della variegata pratica artistica di Warhol, sulla scia di mostre come quella del Brooklyn Museum dedicata alle sue influenze cattoliche e quella della Galerie Gmurzynska incentrata sulla sua collaborazione con Ronnie Cutrone.
Il processo
Come spiegato qui, la mostra presenta dieci opere di piccole dimensioni, diverse tele di medie dimensioni e un’opera monumentale che misura 78 x 204 pollici. La tecnica di Warhol consisteva nel rivestire la tela con polveri metalliche – rame, leghe di rame e oro mescolati con acrilico – per poi esporre la superficie bagnata all’urina. Le reazioni chimiche che ne derivavano producevano sorprendenti variazioni di colore e consistenza, con tonalità di verde acqua, verde, bordeaux, marrone e nero che emergevano a seconda dei metalli utilizzati e dei livelli vitaminici di chi urinava.
Cutrone, il principale collaboratore di Warhol nella serie, consumava vitamine del complesso B per ottenere particolari tonalità ruggine-rame. La Factory (lo studio e quartier generale creativo di Andy Warhol a New York City) impiegava vari metodi: minzione diretta, versamento da contenitori e, brevemente, spazzolatura dell’urina sulla tela. I risultati mostrano flussi serpeggianti, motivi a goccioline e pozze scintillanti di malachite e turchese su campi dorati bruniti.



Interpretazione e contesto
Gli storici dell’arte hanno offerto diverse letture di queste opere. Rosalind Krauss e altri le considerano una parodia, un commento sarcastico sull’Espressionismo Astratto che sgonfia il mito di Jackson Pollock sostituendo i gesti dell’artista solitario con la minzione collaborativa. Lo stesso Warhol ha sottolineato questo aspetto, osservando che le collaboratrici femminili non avevano “nessuna pennellata”, suggerendo che preferiva i partecipanti maschi per i loro effetti più drammatici.
Tuttavia, questa interpretazione satirica rischia di semplificare eccessivamente il genuino impegno di Warhol con l’astrazione. Nel corso della sua carriera, Warhol ha dimostrato un fascino per il modo in cui i motivi astratti potevano fare riferimento a processi tangibili. I suoi primi dipinti di impronte del 1961-62 catturavano il traffico pedonale su tela bianca. Nella serie Oxidation, ha conservato in modo simile i gesti del corpo attraverso una reazione chimica, creando quelle che potrebbero essere definite astrazioni indicizzate, opere che rimangono ancorate alle loro origini fisiche anche se raggiungono l’autonomia visiva.
I dipinti riflettono anche influenze dell’iconografia bizantina (gli sfondi dorati richiamano le icone russe della chiesa frequentata da Warhol durante l’infanzia) e le dimensioni voyeuristiche della cultura gay della Manhattan degli anni ’70. Cutrone ha descritto come abbia invitato diversi uomini a urinare contro tele appoggiate verticalmente come pareti di bagno, evocando l’atmosfera trasgressiva dei club dove si svolgevano tali attività. Warhol ha riconosciuto che il paragone di Dalí con una scena di minzione nel film Teorema di Pasolini era azzeccato, suggerendo che il film avesse influenzato la sua rivisitazione del concetto.
Risultato estetico
Le opere possiedono un innegabile fascino visivo. Le loro superfici luminose, la complessità materica e le relazioni cromatiche complementari creano composizioni di autentica bellezza. Tuttavia, la loro forza deriva dall’interazione tra le qualità formali e la conoscenza contestuale. Spogliate della loro provocatoria storia creativa e del commento storico-artistico, queste astrazioni perderebbero gran parte del loro fascino.
La mostra di Skarstedt riesce a presentare la serie come un corpus coerente di opere, fornendo al contempo il contesto biografico e metodologico necessario per una piena comprensione. I dipinti esigono di essere presi sul serio, non nonostante le loro origini perverse, ma proprio perché tali origini sono parte integrante del loro significato: una fusione di bellezza estetica, provocazione concettuale e critica culturale che esemplifica l’approccio singolare di Warhol alla creazione artistica.
