L’Intelligenza Artificiale impara i gusti estetici tramite le onde cerebrali

Forse la bellezza sta negli occhi di chi guarda, ma da un’ulteriore analisi, pare risieda nelle nostre onde cerebrali.

Nella nostra mente si trova il concetto di bellezza, come molti altri pensieri personali. Anche se i nostri pensieri interiori più intimi sono qualcosa che abbiamo sempre considerato inaccessibile, non significa che non possano essere monitorati e forse predetti da un’IA.

I ricercatori hanno usato le misurazioni delle elettroencefalografie (EEG) per rilevare che tipo di caratteristiche facciali le persone trovano attraenti, poi hanno dato in pasto a un’ intelligenza artificiale i risultati in modo che l’algoritmo di apprendimento automatico (una GAN ossia una Generative Adversarial Network), per fargli imparare che tipo di facce le persone trovano attraenti, in modo da crearne di nuove, progettate specificamente per farle piacere.

L’esperimento è stato condotto all’Università di Helsinki (Finlandia) da un team di psicologi e informatici su 30 volontari. I partecipanti, indossando una cuffia elastica con elettrodi, venivano fatti sedere davanti a uno schermo e gli venivano mostrati una serie di volti dall’aspetto realistico, generati da un dataset di circa 200.000 immagini per poter misurare la loro attività cerebrale mentre guardavano i volti, senza bisogno di dire o fare nulla a parte guardare.

“Non hanno dovuto fare altro che guardare le immagini”, ha spiegato il neuroscienziato cognitivo Michiel Spapé. “Abbiamo misurato le loro reazioni cerebrali immediate alle immagini”.

La GAN era responsabile dell’interpretazione delle risposte cerebrali in base all’attività neurale per capire se un volto era stato trovato attraente dallo spettatore. Basandosi su questi dati, la GAN è stata poi in grado di generare nuovi volti attraenti artificiali.

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In un secondo esperimento, invece, i volti generati dall’IA sono stati mostrati di nuovo ai volontari, insieme ad altri volti generati casualmente, in modo da valutarne il grado di attrazione.

I risultati hanno convalidato il test dei ricercatori: i volontari hanno valutato le immagini artificiali generate dall’IA per essere attraenti, confermando le aspettative dell’Intelligenza Artificiale per l’80%, mentre le altre sono state scelte solo per un 20%.

Comunque, questo è solo un altro esempio di come gli algoritmi dell’IA stanno diventando sempre più capaci a capire il mondo, ma anche le nostre cose più private.

“Riuscire a valutare l’attrazione è particolarmente significativo, poiché si tratta di una proprietà psicologica ricca di stimoli”, afferma Spapé.

“Se questo è possibile con qualcosa che è così personale e soggettivo come l’attrazione, potremmo anche essere in grado di esaminare altre funzioni cognitive come la percezione e il processo decisionale. Potenzialmente, potremmo orientare il dispositivo verso l’identificazione di stereotipi o pregiudizi impliciti e comprendere meglio le differenze individuali”.

Tuttavia, tutto ciò risulta anche inquietante. Abbiamo sempre pensato alla nostra mente come qualcosa di imperscrutabile, ma se un’IA potesse conoscerci così profondamente, diventerebbe pericoloso. Non perché sia bello mentire, ma perché avere qualcosa che appartiene esclusivamente a noi, come la nostra mente, può salvarci dagli inganni del resto del mondo: è la nostra zona di difesa. Essere nudi mentalmente vuol dire essere privi di scaltrezza o ingegno poiché tutto sarebbe alla luce del sole, e non si potrebbe essere altro che vittime, come di chiunque possa prevederci le mosse, e perderemmo quella parte di noi che è solo nostra.

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Fonte sciencealert.com