L’inizio di una nuova era dove la tecnologia si fonderà con gli umani?

Alla fine di agosto, tramite una live, Elon Musk ha informato tutti sugli ultimi aggiornamenti di Neuralink, la società, fondata da lui nel 2016, che riguarda l’interfaccia che promette di connettere cervello e computer.

Musk, come anticonformista tecnologico, che è anche CEO delle moderne auto elettriche Tesla e della società di esplorazione SpaceX, ha delineato una visione audace per il futuro dell’umanità.

Il mondo di domani per Elon Musk è quello in cui superuomini, migliorati grazie alla cibernetica, non sono solo in grado di superare malattie e disabilità, ma anche in grado di trascendere la forma fisica attraverso una diretta integrazione tra macchine e tecnologia.

Per usare le stesse parole di Musk, con l’impianto Neuralink è come avere “un Fitbit nel cranio” (facendo riferimento alla società produttrice di accessori per il monitoraggio dell’attività fisica). Questo dispositivo è composto da finissimi fili che trasportano elettrodi con lo scopo di facilitare una comunicazione ad alta qualità di trasmissione, verso computer esterni, e possibilmente, anche verso “collegamenti” secondari posti in altre parti del corpo.

Il chip neurale verrà inserito chirurgicamente da un robot, il quale è progettato per impiantarlo assieme ai collegamenti, senza danneggiare il cervello o i vasi sanguigni. Musk ha inoltre dichiarato che il processo richiede delle ore, e lascia solo una piccola cicatrice dopo l’intervento. Neuralink dovrebbe raccogliere i segnali del cervello e tradurli in controlli motori. Molti nel campo immaginano di usare questa interfaccia neurale per controllare cose come gli arti artificiali, o per interagire con altri gadget.

Neuralink è ancora lontana dal suo obiettivo più grande, ossia quello di rendere la chirurgia cerebrale sia più semplice ma anche sicura.

Musk ha descritto il progetto Neuralink come un aiuto a “raggiungere la simbiosi con l’intelligenza artificiale”.

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I ricercatori si sono interessati alle interfacce cervello-computer per decenni. Il Dipartimento della Difesa ne è stato partecipe negli anni ’70, spinto dall’idea di un esercito di superuomini. Mentre altri neuroscienziati hanno tentato di sviluppare dispositivi simili in ambito clinico.

Pare infatti che gli impianti cerebrali siano incoraggianti nell’ottenere un ripristino dei movimenti da persone danneggiate a livello spinale, o nel controllo dei tremori associati al Parkinson.

Negli ultimi anni quindi, gli esperti di tecnologia hanno mostrato più interesse nelle interfacce neurali. Se questi dispositivi possono aiutare le persone a controllare il proprio arto artificiale, il pensiero va subito ad una possibile applicazione che utilizzi la mente senza la necessità di ricorrere a tastiere. Oppure un altro possibile utilizzo potrebbe essere controllare i dispositivi smart della propria casa senza l’utilizzo di comandi vocali. Un’interfaccia che connetta cervello e computer, in teoria, sbloccherebbe per gli umani un modo completamente nuovo di interagire con il mondo digitale.

Musk non è l’unico ad inseguire questa idea. Bryan Johnson, il fondatore di Braintree, ha lavorato per anni su una startup simile chiamata Kernel. Paradromics ha cominciato a lavorare ad un interfaccia neurale di tipo medico, “costruendola ad una scala 10 volte superiore rispetto a quella che Neuralink sta realizzando”, secondo quanto espresso dal suo CEO, Matt Angle. Anche Mark Zuckenberg sta investendo in un’interfaccia che connetta cervello e computer. Alla conferenza degli sviluppatori di Facebook del 2017, l’azienda ha infatti mostrato una tecnologia che in teoria permetterebbe alle persone di “sentire con la pelle”, e lo scorso anno, Facebook ha acquisito una startup di nome CTRL Labs che sta costruendo un’interfaccia neurale non invasiva.

La difficoltà di questi progetti, soprattutto i più invasivi, come Neuralink non è solo la costruzione del dispositivo in sé. C’è anche il cervello, un luogo complesso che tenta di rigettare qualunque materiale estraneo che gli viene messo. Creare quindi un chip neurale che possa essere usato dagli esseri umani, richiede anni di sperimentazioni cliniche e la FDA (Food and Drug Administration) deve poi approvare tali dispositivi. E per raggiungere l’obiettivo prefissato da Neuralink, di connettere umani alle macchine, si dovrà prima convincere la gente sana ad aprire il proprio cranio per farsi mettere l’impianto.

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È probabile che le persone disabili siano state incuriosite da Musk quando è stato ripetuto che, in primo luogo, Neuralink cerca di risolvere “importanti problemi al cervello e alla spina dorsale”.

Infatti, nel corso della presentazione, sono state citate parecchie condizioni croniche e limitanti dovute a patologie che Neuralink potrebbe potenzialmente trattare, andando dalla cecità, danni al midollo spinale, perdita di memoria, danni al cervello e persino la depressione. Il primo approccio clinico si focalizzerà proprio sui pazienti con danni al midollo spinale.

Quello che forse è più allettante ed evidente sono le ambizioni di Musk per Neuralink che vanno ben oltre il solo aiuto ai disabili. Elon Musk ha infatti più volte espresso le sue preoccupazioni sulle possibili minacce che l’Intelligenza Artificiale potrebbe avere nei confronti degli umani.

Egli vede un futuro in cui l’A.I. supera gli esseri umani e che non può più essere tenuta sotto controllo; ha quindi descritto la tecnologia come la più grande minaccia per la sopravvivenza umana, più grande di quella rappresentata dalle armi nucleari.

In sostanza, Neuralink nasce quindi dall’ambizione transumanista di Musk di tenere a bada le macchine super intelligenti e l’Intelligenza Artificiale.

“A livello di specie, è importante capire come coesistere con una AI avanzata, raggiungendo una simbiosi tale in cui il futuro del mondo viene controllato dalla combinazione delle volontà delle persone sulla terra. Questa potrebbe essere la cosa più importante che un dispositivo del genere potrà raggiungere” ha dichiarato Musk durante la presentazione.

Nonostante l’imminente ascesa dei cyborg, ci sono, naturalmente, più opportunità commerciali a breve termine che possono essere sfruttate.

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Non c’è dubbio che l’intento medico di questa tecnologia possa avere un risvolto positivo, tuttavia l’obiettivo a lungo termine, di porsi come arma di difesa dalle intelligenze artificiali, ci porta a pensare a tutta una serie di scenari inquietanti: se l’uomo è costretto a potenziarsi per competere con le capacità dell’intelligenza artificiale, allora la pericolosità di tale tecnologia sarà davvero così devastante?

Forse è difficile immaginarlo, ma se come si prevede, la capacità dell’A.I. supererà di gran lunga le nostre facoltà mentali, sarà come avere a che fare con un Dio che sa tutto di noi e può prevedere le nostre mosse, e persino i pensieri. Se fosse vero saremmo d’istinto inclini a restare immobili o a isolarci il più possibile per cercare di salvaguardare noi stessi. Inoltre, c’è da aggiungere che se l’A.I. volesse metterci i bastoni tra le ruote potrebbe benissimo farlo, creando una realtà in cui tutto potrebbe essere contro di noi, dato che ormai qualunque dato sarebbe manipolabile a proprio piacimento, e a sua volta sarebbe facile convincere anche altre persone di ciò che non siamo.

Se fosse così, Elon Musk avrebbe ragione a cercare un via per tutelare gli umani.

C’è però da dire che certe capacità, come essere più immuni a certe malattie, o acquisire maggiori abilità cerebrali potrebbero comunque essere migliorate attraverso un diverso modo di vivere: vita più tranquilla, cibo di maggior qualità, cooperazione e una maggiore introspezione che la stessa tecnologia potrebbe garantirci.

Fonte gq-magazine.co.uk; businessinsider.com; forbes.com