Quando i dettami del mondo finiscono per non farci apprezzare chi dovremmo

La storia messa in scena da Tom Ford, ci trascina piano piano in un’empatia che ci porta a percepire tutto il dolore del protagonista, ma anche la sua rabbia per il male subito.

Il film spazia tra vari livelli: il presente, il passato e la metafora del dolore, evidenziando come, spesso e volentieri, il nostro vivere nella società ci condizioni a tal punto da farci mettere davanti a tutto i doveri e le aspirazioni che sembrano provenire da noi stessi, ma che in realtà vengono dalle influenze di una società senza empatia. Così, si finisce per sacrificare le persone che sarebbero ai noi più vicine, solo per interessi personali. E si rimane totalmente indifferenti verso le sofferenze che le nostre scelte egoistiche portano nei confronti delle persone che in realtà tengono davvero a noi.

Edward ama Susan sin da quando erano piccoli, ma solo dopo anni in cui casualmente si rincontrano, hanno l’occasione per confessarsi tutto ciò che avrebbero sempre voluto dirsi e fare insieme. Susan ama la sensibilità di Edward e il suo non essere così convenzionale. Così come odia la sua famiglia: troppo borghese e rigida dove il fallimento non è concesso. Il loro scoprirsi li porterà al matrimonio, nonostante la madre di lei sia convinta che Susan finirà per odiare ciò che al momento amava di Edward.

Nonostante il contrasto con la madre, Susan finisce per diventare molto simile a lei: trova il ragazzo troppo poco sicuro riguardo al suo futuro mentre lei sente di aspirare ad altro. Lui vorrebbe fare lo scrittore, ma è poco deciso e troppo emotivo. Al contrario, lei vorrebbe qualcuno con grandi aspirazioni e una posizione solida, così come lo vorrebbe per se stessa. Ed in effetti Susan diventa un’importante gallerista. E la sua arte sembra rappresentare tutto l’opposto di ciò che vorrebbe dalla sua vita fatta di perfezione, lusso ed estetica.

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Nonostante la ragazza abbia raggiunto i suoi obiettivi. La sua vita non sembra più essere quello che sognava: la galleria d’arte sembra un’inutile lavoro di routine, il marito sicuro di sé che tanto ambiva (con cui si è risposata dopo il divorzio con Edward), è troppo impegnato con i viaggi di affari, dove finisce per tradire ripetutamente la moglie. E il rapporto che lei ha con la figlia, non sembra poi così affiatato. L’ideale perfetto di vita che si era prefissata crolla, poiché dal di fuori tutto sembra bello, ma dentro di sé, la realtà si fa sentire; quella della vera Susan, non quella illusoria in cui finge di essere ciò che non è.

Ad un tratto Susan riceve un pacco contenente il manoscritto di un libro: è quello di Edward. Il cui titolo è “animali notturni”, un nomignolo con cui il ragazzo chiamava Susan poiché soffriva sempre di insonnia.

Quando Susan inizia la lettura, e noi con lei, siamo entrambi immersi piano piano nel dolore di Edward, la cui storia raccontata ne è la metafora, ma è anche la narrazione di una vendetta che il protagonista mette in scena per il male subito. Tuttavia, in tutto questo c’è anche una colpevolizzazione di se stesso per la sua incapacità ad essere deciso come Susan voleva che fosse.

Nel racconto il protagonista è Tony, il cui parallelismo con Edward è palese, intento a percorrere un viaggio con moglie e figlia. All’improvviso, percorrendo le lunghe strade buie, deserte ed isolate; la famiglia si scontra con dei malviventi che con motivazioni futili, li costringono ad accostare. Da lì la situazione degenera sempre di più, fino a che i tre criminali non gli rapiscono moglie e figlia, mentre Tony rimane inerme ed incapace di reagire al sopruso.

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Con l’aiuto del detective Bobby, farà però un’amara scoperta: moglie e figlia sono state torturate, violentate ed uccise. Da lì in poi, il dolore di Tony volge all’estremo fino a trasformarsi in vendetta. Bobby ritrova i criminali, ma sa che non la pagheranno. Così egli dà l’occasione a Tony di vendicarsi, sapendo che la sua malattia non gli lascerà molto da vivere. Tony deve prendere coraggio anche nella vendetta, ma con l’aiuto di Bobby ce la farà, anche se non vi sarà il lieto fine per nessuno.

L’inerzia iniziale di Tony è la stessa che Susan accusava ad Edward e che a sua volta egli stesso non si perdona. Al contempo, la moglie di Tony rappresenta la vendetta verso Susan, e la figlia di Tony è la metafora del figlio di Edward e Susan che la stessa aveva abortito senza volerglielo far sapere, ma che aveva inevitabilmente scoperto, portando nell’oblio la loro relazione.

I criminali sono quindi la rappresentazione della crudeltà di Susan: sono gli animali notturni, così come lo è anche Susan. La violenza subita da Tony e la sua famiglia, è una violenza gratuita: non c’era una vera motivazione da parte dei tre uomini per ciò che hanno fatto. Così come era un’inutile crudeltà quella di Susan, fatta solo per seguire i dettami sociali che hanno poi finito per inghiottirla in un mondo che non le appartiene più. Susan ripudiava ciò che ha finito per diventare, e leggendo la storia se ne rende sempre più conto. La vera Susan era quella che si era aperta con Edward, ma che poi aveva finito per rinnegare.

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Quando poi i due si sentono via messaggio per darsi un’appuntamento per vedersi, per Susan sembra aprirsi uno spiraglio positivo. Dopo aver capito quanto davvero contava per lei Edward, conferma l’appuntamento. Un appuntamento in cui la ragazza sperimenterà il dolore che aveva inferto all’ex marito, momento dopo momento nell’accorgersi che Edward non si presenterà mai. L’occasione è ormai perduta, così come lo stesso Edward le aveva dichiarato anni prima dicendo: “Devi fare attenzione quando ami qualcuno. Potrebbe non capitarti più”.

Le persone sanno essere davvero crudeli, ma è ancora peggio quando lo fanno senza un motivo reale, rinnegando se stesse, magari per seguire i dettami di qualcun altro o della società in generale. Che sia un partner, un parente o un amico; quante volte abbiamo visto della cattiveria gratuita nei nostri confronti senza che ce la meritassimo? Così come Edward ha dovuto pagare per essere se stesso, Susan ha dovuto alla fine pagare per non esserlo. I condizionamenti esterni ci portano lontano dalle persone a cui teniamo di più, sia quando siamo noi ad esserne influenzati, sia quando sono gli altri a subirli per poi riversarne le conseguenze su di noi, attraverso i loro atteggiamenti distorti.