Dagli spalti alla terra: come l’urina raccolta negli stadi potrebbe rivoluzionare l’agricoltura europea
Quest’anno i tifosi di calcio svedesi sono stati coinvolti in una missione ambientale fuori dal comune. L’Eleda Stadion, stadio del Malmö FF, ha aperto le porte – e i propri servizi igienici – per un’iniziativa dall’obiettivo ambizioso: raccogliere 1.000 litri di urina umana per aiutare la Svezia a ridurre la dipendenza dai fertilizzanti sintetici importati.
Perché l’urina?
Come spiegato qui, i fertilizzanti sintetici a base di azoto sono uno dei principali responsabili del cambiamento climatico, ma spesso vengono sottovalutati. Secondo una ricerca del Center for International Environmental Law (CIEL), producono 1,13 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente ogni anno — circa il 2,1% delle emissioni globali totali e circa l’11% delle emissioni agricole — superando del 23% le emissioni dell’intero settore dell’aviazione. Al di là della loro impronta di carbonio, questi prodotti a base di combustibili fossili sono diventati sempre più vulnerabili alle crisi geopolitiche. L’attuale blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran – un punto di strozzatura critico sia per il commercio di fertilizzanti che per le spedizioni di gas naturale – ha bloccato circa un terzo dell’approvvigionamento globale di fertilizzanti, sollevando serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza alimentare in tutto il mondo.
L’urina umana, al contrario, è una fonte liberamente disponibile e rinnovabile dei tre nutrienti di cui le piante hanno più bisogno: azoto, fosforo e potassio – gli stessi ingredienti che rendono efficaci i fertilizzanti sintetici. E questa idea è tutt’altro che nuova: i documenti storici dimostrano che l’urina era utilizzata come fertilizzante efficace nell’antica Cina e a Roma, molto prima che l’agricoltura industriale prendesse piede.
La scienza dietro lo stadio
L’iniziativa, formalmente nota come Pee for the Planet, è un progetto di ricerca biennale finanziato da Formas e sostenuto dalla città di Malmö e da VA Syd, una delle più grandi organizzazioni svedesi per la gestione delle acque reflue. Il progetto riunisce l’Università svedese di scienze agrarie (SLU), il pioniere del latte d’avena Oatly, il Malmö FF e l’azienda di tecnologie per la depurazione Sanitation360.
Il professor Björn Vinnerås della SLU e di Sanitation360 sintetizza il concetto in modo semplice: «Si tratta di sfruttare una risorsa che attualmente sprechiamo. Dobbiamo anche mettere in discussione il nostro modo di pensare, perché raccogliere e riutilizzare l’urina non è affatto più strano che fare lo stesso con la plastica. Oggi utilizziamo già il letame di mucche, maiali e polli come fertilizzante, e questo è completamente normalizzato.”
Un laboratorio vivente
L’Eleda Stadion è stato dotato di 11 orinatoi e un WC per la raccolta dell’urina all’interno dell’arena, oltre a quattro orinatoi unisex mobili vicino all’ingresso esterno. Lo stadio da 22.500 posti fungerà da banco di prova dal vivo, valutando non solo la tecnologia in sé, ma anche i protocolli igienici, la fattibilità logistica e, soprattutto, la disponibilità del pubblico ad abbracciare l’idea. Non è richiesto alcun cambiamento di comportamento da parte dei tifosi; essi utilizzano semplicemente il bagno come al solito, mentre durante la raccolta viene aggiunto uno stabilizzante di grado alimentare per preservare le sostanze nutritive e prevenire gli odori.
Una domanda chiave a cui la ricerca mira a rispondere è se il fertilizzante derivato dall’urina sia sicuro per l’uso sulle colture alimentari, date le legittime preoccupazioni relative ai residui farmaceutici e agli agenti patogeni che devono essere risolte prima di qualsiasi implementazione su larga scala. A differenza delle feci umane, l’urina è relativamente semplice da trattare: contiene livelli inferiori di metalli pesanti e agenti patogeni, rendendone il trattamento più sicuro ed economico.
Dall’urina al Granurin: come funziona
Una volta raccolta, l’urina non viene semplicemente spruzzata sui campi. Viene essiccata in contenitori chiusi, miscelata con i sottoprodotti della produzione della bevanda all’avena di Oatly e trasformata in pellet chiamati Granurin, un fertilizzante granulare che gli agricoltori possono utilizzare con le attrezzature e i processi di lavoro già in loro possesso.
La scelta dei pellet rispetto all’urina liquida è voluta. Lo stoccaggio di migliaia di litri di liquido richiederebbe enormi serbatoi e una logistica complessa, compromettendo i benefici ambientali. L’essiccazione concentra i nutrienti – Granurin contiene circa il 15% di azoto, paragonabile ai fertilizzanti minerali – rendendolo più facile da conservare, trasportare e applicare con precisione. I pellet sono secchi, inodori e igienici, rilasciano i nutrienti lentamente e riducono l’impatto ambientale rispetto alle alternative sintetiche.
Oatly punta inoltre a sperimentare la coltivazione dell’avena utilizzando Granurin in un’azienda agricola sperimentale in Svezia: un vero e proprio ciclo circolare dalla fattoria alla tavola al campo.
Una visione per il futuro
Se avrà successo, il progetto potrebbe aprire la strada a un’infrastruttura sanitaria riprogettata in grado di catturare l’urina su larga scala — negli stadi, nei luoghi pubblici e oltre. Potrebbe anche affrontare un problema ambientale secondario: l’eccesso di nutrienti attualmente scaricati nelle reti fognarie contribuisce all’eutrofizzazione, in particolare nel Mar Baltico, dove l’inquinamento da nutrienti è una preoccupazione ecologica di lunga data. A differenza del deflusso diffuso proveniente dall’allevamento, questi sistemi sanitari centralizzati rendono la cattura dei nutrienti molto più controllabile.
I ricercatori stimano che l’urina potrebbe teoricamente sostituire fino al 30% del fertilizzante sintetico attualmente utilizzato in tutta la Svezia. Guardando più avanti, il team spera anche di verificare se i consumatori sarebbero disposti ad acquistare alimenti coltivati con nutrienti di provenienza circolare, derivati dall’urina. Questo cambiamento culturale potrebbe rivelarsi impegnativo quanto la scienza stessa.
Il messaggio centrale è chiaro: una delle soluzioni più promettenti alla crisi globale dei fertilizzanti potrebbe essere stata con noi – e dentro di noi – fin dall’inizio.
