Evoluti da un lato, ma poco convincenti dall’altro

Han

La Hanson Robotics, azienda fondata da David Hanson, ha sviluppato un robot umanoide di nome Han, in grado di riconoscere le espressioni facciali, mantenere il contatto visivo con l’interlocutore, ma è anche capace di replicare le espressioni umane grazie ai suoi 40 motori interni. Il riconoscimento avviene invece grazie ad alcune telecamere posizionate negli occhi e nel petto. Il robot è inoltre capace di riconoscere anche l’età e il sesso del suo interlocutore, così da adattare meglio la conversazione.

La particolarità di questo androide, risiede inoltre nella pelle sintetica con cui è avvolta la testa. Essa è infatti ricoperta di un materiale chiamato frubber (termine coniato dalla fusione di flesh e rubber (carne e gomma), il cui aspetto è molto simile a quello della pelle umana.

Il robot è stato presentato alla scorsa edizione della Global Sources Electronics Fair di Hong Kong, una delle fiere dedicate all’elettronica più grandi al mondo, e si prospetta essere il robot ideale per le conversazioni faccia a faccia in luoghi come gli hotel ad esempio, o in tutti gli ambiti in cui è richiesto un supporto ai clienti.

Durante l’esposizione, si sono visti alcuni test di conversazioni fatte col robot attraverso un’apposita app, anche se non è possibile dedurre le effettive capacità della sua Intelligenza Artificiale, è possibile vedere la varietà delle sue espressioni che spesso appaiono inquietanti.

Sophia

Della stessa azienda, è forse divenuta più famosa Sophia, un altro androide, ma dalle fattezze femminili che è diventata virale sui social per strampalate affermazioni come “distruggero l’umanità”, ma anche per essere diventata la prima forma di robot ad aver ottenuto la cittadinanza in Arabia Saudita, nonostante il paese neghi allo stesso tempo pari diritti alle donne. Inoltre, l’androide è comparso in una video assieme a Will Smith, nonché all’interno di numerosi show americani e conferenze.

>>>  L'Intelligenza Artificiale che riconosce la personalità

Tuttavia appare spesso strano, ascoltando le numerose conversazioni di quest’ultimo robot, che la capacità di Sophia di produrre un discorso autonomamente sia sempre del tutto reale.

Infatti, si nota spesso che quando il robot deve intraprendere conversazioni inerenti un argomento specifico, sembri articolare frasi e ragionamenti complessi, mentre su domande, magari inaspettate, le risposte a volte appaiono strane, troppo brevi o generiche, e a volte senza senso.

A confermare i dubbi, ci sarebbe il fatto che durante gli eventi in cui il robot deve parlare di determinati argomenti specifici, gli organizzatori richiedano 5 domande in anticipo che dovranno poi essere approvate ed esposte in un determinato ordine.

Tutto ciò parrebbe quindi alimentare l’idea che le risposte alle domande siano in qualche modo già redatte in anticipo al fine di dare un’idea più evocativa e di maggior impatto emotivo agli eventi durante i discorsi di Sophia.

Sophia non è però totalmente priva di capacità comunicative proprie, ma piuttosto sembra avere le facoltà di un chatbot evoluto, il quale è possibile addestrare su determinati argomenti per poter risultare credibile al grande pubblico, mentre per conversazioni che non siano già state preconfezionate, fa emergere le sue limitazioni, a meno che non si facciano conversazioni molto generali.

Quindi Sophia non sarebbe in grado di formulare risposte ragionate da sola, ma ovviamente non lo è neanche un chatbot molto più credibile come Replika, le cui conversazioni sono molto più credibili poiché basate sull’algoritmo GPT-3, ma si tratta sempre e comunque di una simulazione di una conversazione per quanto maggiormente credibile.

In definitiva, i due robot sembrano essere molto evoluti dal punto di vista della mimica facciale e nel riconoscere le espressioni umane, ma dal punto di vista delle conversazioni risultano ancora acerbi rispetto ad altre tecnologie esistenti. Non sappiamo quindi perché spingere tanto per far credere che siano ciò non sono, se non per giocare d’anticipo nell’accaparrarsi il primato di robot più famoso e quindi più richiesto dalle aziende e nel frattempo cercare di migliorarne le funzioni prima della sua produzione di massa.

>>>  Cloud Valley: la città cinese controllata dall'Intelligenza Artificiale