Un film di serie B da non sottovalutare

Capita spesso, soprattutto nel periodo di Halloween di cercare l’horror giusto da gustarsi per la serata. Percorrendo però la lista dei film recenti, risulta però difficile trovare qualcosa che lasci il segno, che ci regali quel senso di inquietudine anche finita la pellicola. L’orrore non è il solito jump-scare o la solita creatura fatta in CGI che ripercorre le solite movenze ormai diventate un cliché. L’orrore di un film è qualcosa che deve lasciarci una prospettiva diversa della realtà, metterci il dubbio su ciò che stiamo vivendo, poiché le cose potrebbero davvero andare diversamente.

Avevamo già parlato di come i film horror difficilmente riescano ancora a ricreare quell’atmosfera particolare che ti lascia l’inquietudine in bocca. Non che non si possano fare, e certamente alcune pellicole, seppur in minor quantità, forse ci riescono ancora, ma difficilmente ci si può arrivare se si cerca sempre di accontentare il pubblico, piuttosto che fornirgli storie che i registi sentono vivamente e che vogliano davvero di raccontare.

Casualmente però succede che tra le mani ti capita un film del 1988, dal titolo curioso, ma fuorviante, come tipicamente succedeva in quel periodo per attirare il pubblico sulla scia delle pellicole famose. È così che Chi c’è in fondo a quella scala?, il cui titolo originale, anche se meno inquietante, è semplicemente Pin, ci riporta subito ad un altro livello di inquietudine anche se lo si guarda oggi, quindi senza effetto nostalgia, seppur possa considerarsi una pellicola di serie B che tende molto più verso al thriller che all’horror.

Trama (contiene spoiler)

La storia comincia con dei ragazzini che spiano, da un giardino di una casa, qualcuno che si trova davanti alla finestra al piano di sopra. La figura è poco chiara, ma dalla descrizione dei ragazzi sembrerebbe un manichino posto davanti alla finestra. I ragazzini iniziano le loro congetture su chi o cosa sia, e uno dei ragazzini viene sfidato ad andare a vedere chi sia davvero quella presenza. Così uno dei ragazzini si avvicina e si arrampica alla finestra cercando di scorgere la figura immobile, ma non appena cerca di metterla a fuoco tra le tende, essa fa un cenno di movimento che mette i ragazzini nel panico fino a scappare.

La storia poi prosegue raccontando i fatti di 15 anni prima. Ci troviamo in una famiglia benestante in cui vivono il padre medico (Dottor Linden), la madre e i due figli (un maschio e una femmina), rispettivamente Leon e Ursula. Il padre, abbastanza severo e analitico, interroga i figli tutte le sere su un argomento per testare il loro grado di studio, ma sin da subito la femmina sembra più brava a rispondere, mentre il maschio commette errori e viene rimproverato iniziando a provare una sorta di risentimento, quasi come la figlia fosse preferita al figlio.

La rigidità della vita famigliare costellata da regole ferree sulla pulizia dettate dalla madre e dalle richieste continue da parte del padre di eccellere, creano un clima poco incline ai sentimenti, tutto improntato al dovere e poco all’esigenza di esprimersi per assecondare i propri bisogni. Per Leon questo viene visto in maniera più drastica dato che viene spesso rimproverato, inoltre non riesce a crearsi amicizie e in famiglia sembra passare in secondo piano alla sorella.

Durante le visite mediche, spesso a bambini, il dottore porta i figli con sé ad assistere. Per tenere buoni sia i pazienti che i figli, Linden usa un pupazzo di nome Pin, un manichino anatomico il cui principale uso è quello didattico, ma in questo caso funge da figura amichevole che il padre, senza che i bambini lo capiscano, fa parlare grazie alla sua dote da ventriloquo.

Le intenzioni del padre sembrano positive: divertire e tranquillizzare i bambini, ma anche farli interessare alla materia.

Il padre, tuttavia, non vuole che i bambini parlino con Pin senza la sua presenza. Inoltre, stranamente in un’occasione, sembra che il padre parli da solo col manichino.

Ovviamente il padre non vuole che i bambini parlino con Pin quando non c’è, poiché verrebbe meno la costruzione dello scenario da lui creato. Anche se in un’occasione vediamo il padre parlare da solo col pupazzo, questa ambiguità serve a farci credere, da una parte che il padre abbia la stessa patologia che svilupperà il figlio, o che inizialmente Pin parli davvero, ma è anche possibile interpretare la scena più semplicemente: i figli in realtà sono presenti, e il padre può averli avvertiti, fingendo così di parlare con Pin. Tuttavia la vera interpretazione non viene mai del tutto svelata, quindi rimane aperta ad altre interpretazioni, il che risulta anche più affascinante.

Passano gli anni, e i ragazzi sono cresciuti, ma Leon sembra sempre quello maggiormente rimproverato. Infatti anche la madre, maniaca della pulizia, si lamenta del fatto che sporchi la casa. Pure gli amici lo prendono in giro, anche per via della rigidità delle regole della madre che non gli permette di invitare gli amici a casa.

Leon subisce sempre rimproveri e allo stesso tempo ha difficoltà ad instaurare rapporti per farsi degli amici. Da una parte le regole rigide della madre contribuiscono a impedirgli di portare amici a casa e sviluppare le sue amicizie. È quindi intrappolato in un doppio legame dove non può scontentare la madre, ma allo stesse tempo vorrebbe degli amici.

L’impossibilità di crearsi amicizie maschili fa sì che Leon si avvicini maggiormente a Pin, con la quale inizia a parlare di nascosto per non essere visto dal padre, anche se sa che il pupazzo non risponde, poiché crede che esso accetti la regola data dal padre per la quale Pin non debba parlare senza la sua presenza. In più, in quell’occasione mentre è da solo con Pin, Leon improvvisamente sente entrare qualcuno nella stanza e così si nasconde. Si tratta dell’infermiera che lavora col padre che chiudendosi nella stanza, inizia ad usare Pin come feticcio sessuale, sotto gli occhi sconvolti di Leon.

Impossibilitato ad avere nuovi amici, Leon si rifugia in Pin: l’unica “persona” con cui può instaurare un rapporto. Cerca quindi di andare a trovarlo di nascosto. Pin ovviamente non parla, seguendo quindi la regola del padre, e a sua volte rendendo maggiormente credibile tutta questa costruzione fantasiosa. Tutto torna nella mente di Leon: quando c’è il padre Pin parla e quando non c’è, non lo fa perché rispettoso delle regole date dal padre.

Oltre a questo, la visita dell’infermiera che usa Pin come oggetto sessuale, non fa altro che creare un nuovo trauma a Leon, ma di tipo sessuale. Inconsapevolmente, assorbe una visione perturbante del sesso. Non importa che Pin per lui rappresenti un potenziale amico, visto in uno scenario sessuale, Pin appare perturbante e lo sviluppo dell’amicizia con Pin terrà in piedi questa visione del sesso.

Successivamente, Leon e Ursula parlano di sesso, e mentre il primo si dimostra più rigido sull’argomento, la sorella sembra più aperta. Durante la discussione Ursula pare aver capito la finzione dietro a Pin, ma quando tenta di manifestarla al fratello, egli reagisce male picchiandola.

La sorella inizia a sviluppare i primi istinti sessuali e a sua volta il fratello rimane più restio. Oltre a questo, Ursula sembra aver capito che Pin è solo un’invenzione del padre, ma Leon non vuole accettare che si demolisca tale fantasia, non può accettare che gli distrugga l’unico modo che gli è rimasto per avere un amico, così diventa violento.

Quando la mamma scopre Ursula sfogliare una rivista a sfondo sessuale, il padre decide di parlar loro di sesso con l’aiuto di Pin che spiega loro alcuni concetti e risponde alle loro domande.

Passano gli anni e i ragazzi sono adolescenti. Ursula è diventata una ragazza un po’ facile, mentre il fratello è iperprotettivo nei suoi confronti, e contro il fatto che lei faccia sesso, finendo quindi per picchiare il ragazzo con cui lo stava facendo. Leon appare sessuofobico e sembra reagire male quando c’è di mezzo il sesso. Dopo il litigio fra i due, per il fatto che la ragazza faccia continuamente sesso, lei confessa al fratello di essere incinta, ma ha troppa paura a dirlo al padre, così il fratello propone di chiedere un consiglio a Pin. Nonostante lei abbia capito che Pin sia solo un pupazzo, il fratello non vuole accettare la cosa, e reagisce sempre in modo aggressivo quando Ursula tenta di rompere questa credenza. Così, vistasi costretta, poiché da una parte ci sarebbe stata la reazione del padre, e dall’altra la reazione del fratello, regge il gioco e vanno entrambi da Pin.

Leon, essendo sessuofobico, la questione sesso lo rende nervoso, sia che riguardi lui stesso che la sorella. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che la sorella sembra essere incinta, così Ursula lo confessa al fratello che suggerisce di chiedere un consiglio a Pin. Ursula è incredula che suo fratello continui a considerare Pin come persona reale, infatti quando accenna nuovamente al fatto che Pin sia un manichino, Leon diventa violento. La sorella è così costretta a tenere nuovamente in piedi tale fantasia poiché da una parte ha paura a confessare al padre di essere incinta, mentre dall’altra non vuole contraddire il fratello.

Pin inaspettatamente risponde, e consiglia di parlare col padre tranquillizzando Ursula. Il giorno seguente il padre visita la figlia e vuole che rimanga anche il fratello a guardare durante la visita.

Pin risponde e sembra così confermare l’idea che sia dotato di vita propria, ma in realtà è Leon che ha iniziato ad aggravare la sua patologia: è diventato anch’egli in grado di far parlare Pin come fa il padre. Ursula lo capisce, ma non approfondisce. Inoltre, partecipare alla visita ginecologica della sorella, contribuisce ad aggravare la sua idea sul sesso.

Successivamente, il padre vorrebbe che Leon si decidesse a rendersi indipendente andando al college, ma lui non vuole staccarsi e preferirebbe studiare assieme a Pin.

Ancora una volta Leon si scontra col fatto di doversi staccare dall’unica figura amichevole nella sua vita senza poterlo ammettere direttamente.

Una sera, il padre viene chiamato per una conferenza, così assieme alla moglie si dirigono al convegno. Tuttavia, poco dopo il dottor Linden nota di aver dimenticato gli appunti e torna indietro. Quando apre la porta, scopre Leon intento a parlare con Pin. Arrabbiato per l’accaduto, il padre porta via Pin con sé, prendendo la decisione di donarlo dopo la conferenza. Purtroppo nella fretta di guidare verso il convegno, il padre perde il controllo dell’auto, situazione aggravata anche dalla presenza Pin che crea distrazione e tensione.

L’incidente provoca la morte dei genitori. I fratelli, rimasti soli, devono così cavarsela inizialmente con le loro forze, anche se la zia prende la decisione di trasferirsi da lì a poco nella casa per prendersi cura di loro. Senza più l’ingerenza del padre, Leon porta Pin in casa, facendolo diventare a tutti gli effetti un membro della famiglia, vestendolo e facendolo stare a tavola con loro. Ursula nel frattempo si interessa di schizofrenia mentre studia in biblioteca e coglie l’occasione per trovarsi un lavoro proprio lì: un modo per lei per staccare dalla vita ormai inquietante col fratello e Pin.

L’incidente è anche colpa di Pin che balza in avanti dal sedile posteriore e fa perdere definitivamente il controllo dell’auto al dottore. In un certo senso, è un po’ come se Pin avesse contribuito ad ammazzare il dottore che voleva sbarazzarsi di lui.

Leon fa diventare Pin sempre più simile ad una persona, inizialmente solo vestendolo contribuendo a rendere tale fantasia sempre più indissolubile. Intanto la sorella inizia a documentarsi sulla patologia del fratello mentre si trova in biblioteca.

La zia arriva e si trasferisce in casa, ma risulta fin da subito troppo castrante, imponendo eccessivamente il suo modo di vedere le cose con le sue regole. Intanto Pin, nascosto in soffitta, continua a parlare con Leon rendendolo sempre più paranoico e convincendolo a sbarazzarsi della zia. Cogliendola nel cuore della notte, Pin la fa morire d’infarto. È così che i due, o meglio, i tre possono tornare a vivere “tranquilli” senza ingerenze esterne.

La zia diventa un nuovo ostacolo alla messa in scena di Leon e così deve essere fatta fuori al più presto.

Leon rende sempre più umano Pin, dotandolo di pelle e capelli, e sedendolo su una sedia a rotelle. La sorella tende a non contraddirlo, sebbene si manifesti contrariata, ma poi esasperata dichiara apertamente di non farcela più a vivere in quel modo. E non appena accenna solo la parola “pupazzo”, Leon si altera e diventa violento. Quando si placano gli animi, Leon pretende che Ursula si scusi con Pin.

La trasformazione di Pin è sempre più inquietante. Dopo averlo vestito, Leon lo dota di pelle e capelli posizionandolo su una sedia a rotelle. La sua fantasia diventa così ancora più realistica. Pin è come fosse disabile, e tutto ciò tiene in piedi la fantasia del fatto che non cammini. La barriera fra Pin umano e irreale si fa sempre più sottile. Ursula è sempre più vittima di questa messa in scena e non può uscirne poiché ogni tentativo fa scattare reazioni violente nel fratello.

Durante il lavoro in biblioteca, Ursula conosce un ragazzo che si dimostra subito interessato a lei. I due vanno subito d’accordo e lei ne parla poi al fratello che commenta dicendo che lei non è più uscita con nessuno da quando ha abortito. Successivamente si incrociano tutti e tre casualmente, ma Leon appare sempre distaccato, mentre Stan, il ragazzo, si dimostra disponibile. Ursula decide di andare a cena col nuovo ragazzo durante la quale Stan racconta di come senta la mancanza di un suo ipotetico amico da quando è morto, e che ogni tanto viene colto dall’istinto di telefonargli. Ursula sembra in imbarazzo di fronte a ciò, poiché probabilmente associa la cosa al comportamento del fratello. Tornata a casa, Leon la rimprovera di essere tornata “tardi”.

Le parole di Stan non sono chiare, ma sembra facciano riferimento ad un ipotetico lutto di un amico, e come Stan ne senta la mancanza. Tuttavia, dal punto di vista di Ursula tutto ciò non fa che evocare dei parallelismi con l’ossessione del fratello.

Leon decide di uscire con una ragazza, Marcia, e poi portarla a casa sua per far sesso. Nonostante l’acceso interesse della ragazza, Leon rimane sempre distaccato, e nel momento decisivo in cui devono spogliarsi per farlo, Leon sente la voce di Pin che gli fa cambiare idea, così dice a Marcia che è innervosito dalla presenza di un amico in casa. La ragazza delusa e arrabbiata vuole andarsene, ma nel buio della casa viene inseguita da Pin che la terrorizza.

Leon esce con Marcia perché probabilmente vuole cercare di imitare la sorella, e una parte di lui forse vorrebbe uscire dal legame con Pin, ma l’impedimento sessuale creato dalla sua patologia manda tutto all’aria.

Pin sgrida Leon per la troppa possessività verso la sorella e decide così di dare una possibilità a Stan invitandolo a cena.

Leon presenta Pin a Stan che regge il gioco, anche se un po’ inquietato. Stan si dimostra molto gentile nei confronti di Pin e Leon, e si complimenta per l’ottima cucina. Nel dopo cena, Ursula convince il fratello a leggere per la prima volta davanti ad uno sconosciuto le sue poesie, i cui versi parlano di stupro, violenza ed incesto. Leon sembra per la prima volta contento che tutto scorra liscio, poi però sente Ursula e Stan parlare di lui credendo di non farsi sentire: Stan ammette quanto la faccenda sia inquietante e come Leon si comporti da malato. La ragazza ammette di essersi documentata e che il fratello soffra di schizofrenia paranoide. Adesso anche Stan rappresenta una minaccia.

Per un po’ Leon sembra essere contento, proprio quando dà sfogo alla sua brutalità attraverso le poesie e non viene criticato, ma acclamato. È un momento in cui può sfogare la sua rabbia repressa senza subire ulteriori critiche. Purtroppo però il discorso sulla sua malattia, intrapreso dalla sorella e Stan, produce un effetto ancora peggiore.

Leon telefona a Stan per organizzare il compleanno della sorella in gran segreto. Così lo invita a casa e lo droga; il ragazzo cerca di reagire man mano che perde le forze e così Leon lo colpisce per ucciderlo, facendo poi sparire il corpo. Più tardi, Leon cena con la sorella dicendole che Stan aveva chiamato per avvertire che non ci sarebbe stato per un imprevisto. Tuttavia, nel corso della serata, Ursula è poco convinta del fatto che il suo ragazzo non si sia fatto vivo, e purtroppo ne ha l’evidenza quando trova tracce di sangue e il suo orologio. Spaventata per quanto possa essere accaduto, chiede al fratello spiegazioni, il quale confessa che è stato Pin ad ucciderlo. La ragazza è disperata, prende un’ascia e sembra colpirlo a morte. Subito dopo arriva la polizia che fortunatamente trova Stan ancora vivo.

Passa del tempo e Ursula assieme Stan tornano nella casa a visitare Pin, ma si scopre che in realtà Pin è Leon che ha assunto completamente la personalità del pupazzo che la sorella aveva distrutto, in un finale da pelle d’oca che ci riporta alla spiegazione della scena iniziale che è probabilmente successiva a questo momento.

Lo spettatore è tratto in inganno, poiché sembra che la sorella uccida il fratello dopo la scoperta dell'”uccisione” di Stan, ma invece con l’ascia distrugge Pin. L’aver distrutto l’elemento chiave della patologia di Leon non la fa tuttavia scomparire, ma bensì aggravare, facendo diventare lo stesso Leon, Pin. Non potendo più dialogare col manichino, lo interiorizza a tal punto da impersonificarlo, cancellando completamente la personalità di Leon. Leon è Pin che ora cerca disperatamente il suo amico Leon, non sapendo più dove guardare per trovarlo.

Considerazioni

Durante la visione di questa pellicola, veniamo accompagnati durante l’evoluzione della patologia del protagonista, e capiamo bene come è arrivato a sviluppare il suo attaccamento morboso per il pupazzo e lo sviluppo della seconda personalità. Pin è l’amico comprensivo che Leon non ha mai potuto avere, è colui che gli dà consigli piuttosto che rimproveri. Allo stesso tempo, le esperienze perturbanti e negative sul sesso, lo hanno reso in qualche modo sessuofobico e incapace di provare piacere. Tutto ciò è parte di una continua repressione di una rabbia dovuta sia ai torti subiti, sia all’incapacità di ottenere ciò che vuole, che sfocia sia nella violenza descritta nelle sue poesia e al culmine con il tentato omicidio di Stan: uno sfogo che deriva principalmente dal dover tenere in piedi la sua realtà, ma che si manifesta in modo così violento per l’eccessiva repressione della rabbia accumulata.

I personaggi sono ben delineati e ci permettono di capire bene il loro stato d’animo. La storia all’inizio viaggia volutamente sull’ambiguità se il pupazzo sia davvero dotato di una propria volontà o solo l’oggetto di un gioco che negli anni è sfociato in una patologia.

Le musiche, anch’esse inquietanti, calzano bene l’atmosfera del film e dell’epoca. Facili i richiami a Psyco, e guardando il più recente The Boy non può non saltare alla mente una certa assonanza anche se trattasi di una storia molto diversa.

In definitiva, Chi c’è in fondo a quella scala riesce ad inquietare ancora oggi, e lo fa, mettendo a punto ogni dettaglio che ci fa immedesimare perfettamente al modo in cui Leon sia arrivato a tal punto, e su come possa essere spaventoso avere in un casa un pupazzo perturbante come Pin. Un finale che però può lasciare di sasso, ma anche malinconici quando ormai Leon diventa Pin e dichiara come gli manchi il suo amico.

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