I servizi online ci rendono la vita comoda, ma a cosa stiamo rinunciando? Quali sono i pro e i contro?

È passato ormai molto tempo da quando si è iniziato a parlare di Cloud Computing ormai abbreviato in Cloud. Le prime discussioni erano però già di per sé contrastanti sul fatto che questa tecnologia potesse essere esclusivamente positiva. Si facevano già sentire i detrattori che sostenevano che man mano che avrebbe preso piede, avremmo dovuto rinunciare sempre più a possedere fisicamente i nostri dati per averli disponibili però ovunque e in qualunque momento. Successivamente, si sono poi fatti strada anche tutti i servizi di streaming che oggi conosciamo, sia per la musica che per il cinema. Dove ci porterà però tutto questo?

Il cloud

Poter salvare i nostri dati su un servizio di Cloud offre ovviamente notevoli vantaggi:

  • Non dobbiamo preoccuparti dello spazio disponibile che è tendenzialmente sempre in crescita. Soprattutto foto e video occupano dalle centinaia di megabyte a svariati gigabyte proprio per la sempre maggiore qualità dei file in questione.
  • È più sicuro, poiché i nostri file sono gestiti da aziende che immagazzinano i dati nei loro server ed effettuano svariati backup per evitare la perdita di dati. Inoltre, essendo i dati salvati su dei server sono molto più protetti dai danni fisici che un normale hard-disk potrebbe subire in casa nostra.
  • Tendenzialmente c’è un abbassamento dei costi di gestione in rapporto alla quantità di dati immessi, tenendo anche presente che per necessità più esigue lo spazio a disposizione è gratuito.
  • Abbiamo poi una centralizzazione dei dati che possiamo utilizzare ovunque e da diversi dispositivi, senza la necessità di doverci portare dietro sempre hardware esterni per avere i dati sempre disponibili.
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Esistono anche i risvolti negativi però, e molti non sono da sottovalutare:

  • Ovviamente se non abbiamo una connessione disponibile non potremmo usufruire dei nostri dati.
  • Sebbene i server siano più sicuri di un hard-disk, non sono però esenti da attacchi informatici che possano mettere a repentaglio i nostri dati.
  • Quando si accetta di affidare i nostri dati ad un’azienda, lo si deve fare alle loro condizioni che spesso e volentieri possono anche cambiare nel tempo.
  • I costi sebbene convenienti rispetto all’acquisto di nuovo hardware, alla lunga potrebbero esserlo meno, soprattutto se la quantità di dati rimane sotto una certa soglia, per la quale un hard-disk rimane una spesa meno onerosa.
  • Inoltre, quando si inizia un abbonamento con uno dei servizi di cloud, spesso non si considera che nel caso non si possa più sostenere la spesa, i nostri dati vengono inevitabilmente cancellati se non si corre ai ripari per tempo custodendone una copia fisica. Fa quindi riflettere il fatto che alla fine un hard-disk sia comunque utile per non rischiare di perdere tutto.

Le applicazioni

Il cloud però, non si è limitato solo allo stoccaggio dei dati, man mano sono nate anche applicazioni in grado di girare su una semplice pagina web. Assieme a questo, sono nati i primi abbonamenti per le applicazioni che sebbene nella maggior parte dei casi necessitino ancora di un’installazione fisica sui nostri PC, prevedono costi mensili per le licenze, ma si ha la possibilità di salvare i file di progetto sul cloud.

Di fronte a questa tendenza, c’è il timore che prima o poi, quando queste applicazioni saranno in grado di girare esclusivamente sul web, saremo costretti ad usufruire di abbonamenti per applicazioni che alla lunga ci costeranno di più. Molti potranno contestare che in cambio si usufruirà sempre di software aggiornato all’ultima versione. C’è però da dire che molte persone utilizzano un’applicazione molto più saltuariamente, magari un paio di settimane al mese. In quei casi non ha senso un abbonamento, ma è sempre conveniente avere l’applicazione pagata una volta, e sempre disponibile fisicamente.

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Lo streaming

Il fenomeno ha preso poi piede anche nello streaming: sia musicale che video. Ormai la musica viaggia anch’essa tramite abbonamento mensile su servizi come Spotify, Apple Music, Youtube Music, Amazon Music, ecc… Abbonamenti molto comodi che permettono di avere accesso a qualsiasi canzone, ma da un altro lato sono poco convenienti per quelle persone ancora abituate all’idea di album da collezionare e poter custodire.

In ultimo si è unito anche il mondo del cinema al fenomeno streaming, con servizi come Netflix ad esempio. Sebbene possa risultare comodo avere a disposizione qualsiasi titolo con un abbonamento e poterne usufruire ovunque; si perde anche in questo caso la possibilità di avere fisicamente in casa i nostri film da vedere quando vogliamo, indipendentemente dall’abbonamento. E soprattutto un DVD si paga una volta sola.

I nostri amici entravano in camera nostra e vedevano chi eravamo guardando i cd, cassette che avevamo esposti, capivano così i nostri gusti. E così era per i film su VHS o DVD. Ora probabilmente vedrebbero una stanza vuota che non racconta più nulla, e che non ci dà più neanche quel suggerimento che con un’occhiata ci avrebbe permesso di notare un nuovo film a cui appassionarci o un nuovo album da ascoltare per curiosità.

Nessuno dice che bisogna rinunciare agli abbonamenti, allo streaming e al cloud. L’importante è che rimanga la scelta di poter decidere quale delle due modalità usufruire. Poiché non è detto che per tutti, sempre e comunque, un abbonamento sia la scelta migliore. Inoltre, così facendo ci ritroveremo ad avere attivi migliaia di abbonamenti per qualsiasi servizio online che probabilmente sempre meno persone potranno permettersi.